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terapia

Trazioni vertebrali

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Le trazioni sono una delle più antiche tecniche di terapia per il trattamento delle patologie della colonna vertebrale: si basano sul principio che l'applicazione di una forza esterna assiale sulla rachide possa determinare un "allontanamento" tra una vertebra e l'altra e un ampliamento dei forami di congiunzione. Questo tipo di terapia può essere applicato a due livelli anatomici: lombare e cervicale, in modalità diverse: intermittenti o statiche. Schematicamente gli effetti prodotti dalle trazioni si possono riassumere in:

  • ampliamento dello spazio tra vertebre contigue: applicando una forza pari al 25% circa del peso corporeo si ottiene un ampliamento dello spazio intervertebrale di l/l,5 mm;
  • forza centripeta del legamento longitudinale posteriore: la trazione del legamento longitudinale posteriore della colonna lombare genera un gradiente di forza (centripeta) verso il centro del disco intervertebrale, con effetti positivi sulle protrusioni discali;
  • forza di suzione sulla protrusione e/o ernia del disco: durante la trazione si crea una pressione negativa all'interno del disco intervertebrale che causa "un effetto suzione" con conseguente diminuzione di volume del disco protruso (o erniato).

Le trazioni vertebrali esercitano inoltre effetto di stimolazione sui muscoli sacrospinali, sui meccanorecettori tendinei e legamentosi e sulle articolazioni interapofìsarie. Le indicazioni a questo tipo di trattamento sono: cervicobrachialgie, lombalgie, lombocruralgie e lombosciatalgie, spondiloartrosi, protusioni discali. Le trazioni sono controindicate in caso di lombalgia acuta, recenti interventi di chirurgia addominale o di parete addominale, insufficienza respiratoria, lesioni ossee secondarie, compressione midollare.

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